SAPRI (Salerno) – “Non vorremmo che questo progetto pregiudicasse il profilo architettonico del quartiere e sfregiasse la memoria dei sapresi che il 15 agosto 1943 videro sepolti sotto le macerie della guerra sogni e speranze, conoscendo lutti, dolori e la distruzione della chiesa del ‘600, con la sola eccezione del campanile rimasto miracolosamente in piedi, nonostante la furia belluina e devastatrice degli uomini, e che ora si vuole radere al suolo senza remore e scrupoli”.
È amareggiato il giornalista Pasquale Scaldaferri,
cattolico, tra i componenti del comitato civico sorto per esprimere contrarietà al progetto redatto dalla curia vescovile della diocesi di Teggiano – Policastro –sotto l’egida della Sovrintendenza di Salerno– che prevede, nel quartire San Giovanni, l’abbattimento della chiesa esistente e la costruzione di un nuovo edificio con adiacente casa canonica.
La storica chiesa, già martoriata dagli eventi bellici del 1943, fu ricostruita secondo i canoni degli edifici sacri e nell’architettura più aderente all’originale costruzione, non solo per uno spirito di conservazione ma anche per la tutela della memoria storica di un quartiere che ha continuato a costruire la propria fede nel segno della chiesa dei suoi avi. Dopo mesi di polemiche e screzi dialettici, ora la vicenda approda sulla scrivania del procuratore della Repubblica di Sala Consilina, Amato Barile.
“Dopo oltre un ventennio di assoluto disinteresse da parte delle autorità ecclesiali e territoriali –scrive nell’esposto il portavoce del comitato, Salvatore Urso– nell’adeguare alle nuove esigenze del quartiere il manufatto, con lo stupore di tutti è apparso inaspettatamente sulla porta della chiesa un cartello con foto della progettata nuova parrocchia che prevede l’abbattimento di tutto l’esistente, compreso il campanile”.
Le istanze più volte espresse dai “dissidenti”, ma sempre inascoltate hanno reso il clima poco sereno, riscuotendo, tuttavia, l’autorevole sostegno dell’Associazione storico-culturale Sapri 15 agosto 1943 e dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia.
“Più che un edificio sacro, in piazza S. Giovanni rischieremmo di vedere un manufatto simile ad una discoteca della Versilia –tuona il colonnello Romano Bacci, presidente della sezione A.N.F.I di Sapri e consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia.
“È l’ennesimo esempio di attentato, in Italia, alla memoria storica, affettiva delle persone, delle comunità. Non mi scandalizzo ormai più che il progetto abbia la “benedizione” ( è il caso di dirlo) proprio di coloro che per primi dovrebbero interpretare e accogliere la voce dei credenti –dichiara da Roma la dottoressa di scuola antropologica, Maria Luisa Falconi di Italiani Liberi, collaboratrice di Rai International– ma in questo caso è ferito anche chi credente stretto non è, quindi il crimine è ancora più vasto”.
Per gli oppositori dell’elaborato grafico, l’abbattimento totale della chiesa infliggerebbe un’ulteriore ferita “non solo nei confronti di quelli che la vollero dopo gli eventi bellici ricostruire secondo lo stile più aderente all’architettura tradizionale ma anche nei confronti dei figli e dei nipoti che in essa si sono identificati: il nuovo progetto non solo non si integra con la tipologia urbanistica ed abitativa del rione, ma ci avvilisce e impoverisce”.







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